Auto aziendali ai dipendenti: torna la tassazione forfettaria

Il Decreto correttivo fiscale modifica la tassazione delle auto aziendali in uso promiscuo. Ecco cosa cambia con il ritorno al calcolo forfettario.

Le regole sulla tassazione delle auto aziendali continuano a evolversi. Dopo le profonde modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, il Governo è intervenuto nuovamente con il decreto correttivo della riforma fiscale per chiarire diversi aspetti che avevano generato forti dubbi interpretativi tra imprese, consulenti del lavoro e dipendenti. L’obiettivo è duplice: semplificare il sistema di calcolo del fringe benefit ed eliminare alla radice alcune situazioni asimmetriche che stavano creando disparità di trattamento.

Perché era necessario il decreto correttivo

Negli ultimi mesi, i Fleet Manager e le direzioni HR si sono trovati a navigare in un quadro normativo complesso, caratterizzato da incertezze gestionali soprattutto in concomitanza di specifiche casistiche:

  • La riassegnazione di un’auto già presente all’interno della flotta aziendale;
  • La gestione dei veicoli ordinati prima della riforma ma consegnati successivamente;
  • Il calcolo del valore imponibile corretto in presenza di optional o allestimenti particolari.

Queste differenti interpretazioni sul calcolo dei coefficienti avevano generato una forte incertezza nella determinazione del reddito imponibile dei dipendenti e nella compilazione dei cedolini.

Il ritorno al criterio forfettario e le nuove percentuali

Il provvedimento correttivo ripristina un sistema più lineare e di facile applicazione. Il valore del fringe benefit per i veicoli in uso promiscuo torna a essere determinato secondo un chiaro criterio forfettario, assumendo come base una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui e i relativi costi chilometrici espressi dalle Tabelle ACI.
Su questo valore standard si applicano le percentuali di imponibilità differenziate in funzione del tipo di alimentazione del veicolo:

  • 10% per le auto esclusivamente elettriche (BEV);
  • 20% per le motorizzazioni ibride plug-in (PHEV);
  • 50% per tutte le altre alimentazioni (inclusi benzina, diesel, full hybrid, GPL e metano).

Questo meccanismo garantisce un parametro uniforme, trasparente e immediatamente calcolabile sia per i datori di lavoro che per i collaboratori.

Attenzione alle auto con più di cinque anni: scatta la maggiorazione

Una delle novità più rilevanti introdotte dal decreto riguarda l’anzianità di servizio del mezzo. Per i veicoli che hanno superato il quinto anno dalla data di prima immatricolazione, il valore del fringe benefit subisce una maggiorazione del 50%.

Questo incremento si traduce in un automatico aumento dell’imponibile fiscale e contributivo trattenuto in busta paga al dipendente. Si tratta di una misura che colpisce in modo particolare le flotte aziendali composte da veicoli diesel e benzina più datati, fungendo al contempo da incentivo indiretto al rinnovo del parco auto.

Come evidenziato da Alessandro Angeletti, CEO di Consecution:
“Il ritorno al calcolo forfettario restituisce alle imprese la necessaria certezza operativa, ma la penalizzazione sui veicoli con più di cinque anni impone una seria riflessione. Oggi più che mai, ottimizzare il ciclo di vita della flotta e accelerare il turn-over tecnologico non è solo una scelta di sostenibilità, ma una precisa strategia di efficientamento fiscale sia per l’azienda che per i propri dipendenti.”

Chiarimenti sulle riassegnazioni e gestione standard degli optional

Un punto molto atteso dalle imprese riguarda i veicoli già in dotazione all’azienda e inseriti nella flotta. Il decreto ha ufficialmente chiarito che il passaggio di un’auto già contrattualizzata da un driver a un nuovo dipendente non comporta automaticamente l’applicazione di un diverso regime fiscale, azzerando uno dei dubbi operativi più complessi ereditati dalla riforma del 2025.

Novità anche sul fronte degli accessori. Per semplificare la gestione degli optional non espressamente valorizzati all’interno delle Tabelle ACI, il legislatore ha introdotto un incremento forfettario fisso del 5%. In questo modo si evitano valutazioni analitiche caso per caso e si riduce drasticamente il rischio di contestazioni in sede di accertamento.

Cosa devono fare adesso le aziende?

Per chi gestisce la mobilità aziendale, l’entrata in vigore di queste modifiche rappresenta l’occasione ideale per effettuare un audit interno incentrato su:

  1. La composizione generale e il mix di alimentazioni del parco auto;
  2. L’analisi anagrafica e l’età dei veicoli attualmente assegnati;
  3. La pianificazione strategica delle politiche di rinnovo della flotta;
  4. La valutazione dell’impatto economico esatto del fringe benefit sui cedolini dei dipendenti;
  5. L’allineamento e l’aggiornamento della car policy aziendale.

 

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