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Autovelox da record: quando un piccolo comune incassa milioni di euro.
Autovelox da record: quando un piccolo comune incassa milioni di euro. Ma cosa cambia per chi gestisce flotte aziendali?
Un piccolo comune montano di poco più di 300 abitanti che incassa oltre 2 milioni di euro grazie a un solo dispositivo. Un paese del Salento da 25.000 residenti che supera i 5 milioni di proventi in un solo anno. E un tratto di strada statale che, attraversando diverse amministrazioni locali, genera una pioggia costante di sanzioni.
Sembrano dati iperbolici, eppure sono i numeri reali che emergono dalle recenti analisi sugli incassi derivanti dagli autovelox in Italia. Si tratta di cifre che ogni anno riaccendono il dibattito pubblico tra chi considera questi strumenti presidi indispensabili per la sicurezza stradale e chi, al contrario, li percepisce come un modo alternativo per risanare il bilancio delle casse comunali.
La mappa dei “comuni d’oro” degli autovelox
Tra i casi più eclatanti emersi nell’ultimo anno spicca quello di Galatina, in provincia di Lecce, che ha registrato da sola oltre 5,3 milioni di euro di incassi da controlli elettronici della velocità. Se a questo dato si sommano i proventi dei comuni limitrofi (Trepuzzi, Cavallino, Lecce) e della relativa Provincia, il bilancio complessivo del territorio supera i 9 milioni di euro.
Ancora più singolare è l’andamento registrato a Colle Santa Lucia, un minuscolo borgo incastonato nelle Dolomiti bellunesi con circa 300 residenti. In questo punto strategico, un singolo autovelox ha generato oltre 2 milioni di euro in un quadriennio, raggiungendo l’incredibile media di quasi 6.000 euro per abitante. Anche la Strada Statale 372 “Telesina”, l’arteria stradale che collega la Campania a Benevento, si conferma una delle tratte più redditizie del Paese per i comuni che ne gestiscono i varchi, con incassi complessivi superiori a 2,7 milioni di euro.
Il trend opposto nelle grandi metropoli
Se i piccoli centri registrano record storici, le grandi aree urbane mostrano una contrazione del fenomeno. Secondo le elaborazioni del Codacons, i proventi da autovelox nelle principali città italiane hanno registrato un calo dell’8,9%, scendendo complessivamente da 62,1 a 56,5 milioni di euro.
Firenze mantiene il primato per gli incassi più elevati (19,7 milioni di euro), seguita a breve distanza da Bologna e Milano. La flessione dei verbali è stata particolarmente evidente in metropoli come Roma e Milano, un effetto diretto sia delle nuove direttive ministeriali sull’installazione dei dispositivi, sia delle frequenti contestazioni legali legate ai sistemi di omologazione e approvazione degli apparecchi.
Oltre la cronaca: l’impatto sul Risk Management aziendale
Al di là dell’interesse statistico, il tema dei controlli di velocità tocca da vicino la gestione delle flotte aziendali. Per un’impresa, il costo nominale della sanzione amministrativa rappresenta in realtà solo la punta dell’iceberg. Dietro a un’infrazione per eccesso di velocità si nascondono infatti costi indiretti e rischi operativi ben più gravosi:
- Infortuni e sinistri: l’alta velocità aumenta in modo esponenziale la probabilità di incidenti;
- Costi di gestione: aumento dei premi assicurativi e fluttuazione del TCO (Total Cost of Ownership);
- Fermo tecnico del veicolo: ore di produttività perse a causa del mezzo in riparazione;
- Oneri amministrativi: il tempo speso dagli uffici Fleet nelle procedure di notifica e riaddebito dei verbali ai singoli driver.
Per queste ragioni, le aziende con una cultura di mobilità avanzata non monitorano le contravvenzioni come una semplice voce di spesa a bilancio, ma le analizzano come un vero e proprio indicatore di rischio della flotta.
La sicurezza non si costruisce solo con le sanzioni
Se è vero che gli autovelox possono fungere da deterrente nei punti più critici e ad alto tasso di incidentalità, da soli non sono in grado di strutturare una cultura della sicurezza stradale.
Oggi le aziende hanno a disposizione un ecosistema tecnologico e formativo molto più efficace delle sanzioni per prevenire i comportamenti a rischio. Soluzioni di telematica avanzata, l’adozione obbligatoria dei nuovi sistemi ADAS sui veicoli di ultima generazione, il monitoraggio proattivo dello stile di guida e i programmi di formazione dedicati ai driver rappresentano la vera risposta aziendale al problema. L’obiettivo strategico del Fleet Management moderno, infatti, non deve essere semplicemente “evitare la multa”, ma azzerare alla radice le situazioni di pericolo che mettono a rischio le persone e gli asset aziendali.
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